Riportami a casa

Ogni volta che torno a Nuoro – perché a Nuoro non si va, si torna – il tempo che ho trascorso lontana viene cancellato, come se non me ne fossi andata mai. Appartengo a questa città al punto che nella vita ho fatto in modo che tutte le scelte che hanno segnato una svolta partissero da qui, come da un ventre fertile.

Non sono mai riuscita a spiegare questo sentirmici a casa: dopotutto la parte alta del Campidano, quella dove sono nata, è un sud culturale rispetto alla Barbagia, e ogni cosa di me dovrebbe avvertire la pretesa alterità di questi luoghi rispetto al resto dell’isola. Invece di Nuoro mi piace tutto, anche le sue contraddizioni, e soprattutto amo la concentrazione di vivacità intellettuali, molto più elevata che altrove, che fa sì che non sappia mai con quale intelligenza alternativa mi stanno facendo bere una birra.

I nuoresi questo lo sanno talmente bene che anzi la loro consapevolezza di sé è proverbiale in tutta l’isola.

“Sotto sotto siete convinti di essere il centro del mondo”, fa dire Marcello Fois a Palmiro Madesani la notte in cui lui e Grazia lasciano la città per trasferirsi a Roma. “Sarà” – risponde la suocera sprezzante – “ma non è per questo che se l’è sposata?”

Così, mentre tutta la Sardegna riprende l’antica dicitura novecentesca di Nuoro come “Atene sarda”, i nuoresi pensano che Atene possa essere fiera di considerarsi la Nuoro greca.

Eppure non con tutte le sue intelligenze Nuoro va d’accordo. Con quella di Grazia Deledda infatti continua ad avere un rapporto irrisolto, a tratti schizofrenico, sempre in bilico tra oblio e orgoglio, insulto ed esaltazione. Per questo fissare il debutto di #QuasiGrazia a Nuoro – il 27 settembre – nel giorno dell’anniversario della nascita di Grazia è un atto tutt’altro che formale e l’emozione di salire su quel palcoscenico non somiglierà a alcun altro momento della tournée.

Quando abbiamo fatto l’unica prova aperta al pubblico di Nuoro sono venute su invito un centinaio di persone e Veronica per rilassarci dietro le quinte ci ha detto: “state tranquilli, non corriamo rischi di giudizio: sono amici nostri”. Era una bugia. Ammesso che esista un pubblico davanti al quale non si corrono rischi di giudizio, essere amici nostri non significa essere amici di Grazia Deledda e benché negata, offesa, dimenticata, riscoperta, minimizzata o celebrata, la ragazza ribelle nata nel quartiere di Santu Predu è comunque roba loro. Per questo motivo, se la sfida nei palcoscenici d’Italia è portare in giro lo spettacolo migliore che possiamo fare, la sfida a Nuoro è un’altra, più forte e necessaria: riportare Grazia a casa.

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2 thoughts on “Riportami a casa”

  1. Grazie Michela, ti sto seguendo in questo percorso meraviglioso. Mi piace come riesci a rendere in parole quello che vivi. TI ESPRIMI, non c’è niente di meglio! Ieri mi sono fatta il regalo di compleanno: il 21 ottobre sarò a Cagliari per assistere alla rappresentazione di “Quasi Grazia”, questo mi rende felice. Buon lavoro a tutti.

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