Potenti insieme

Quando Veronica Cruciani è stata scelta per la regia di Quasi Grazia non avevo idea che sarebbe stata l’incarnazione di tutti i miei sogni di potere femminile, ma ammetto che ci speravo e le mie speranze sono state ripagate.  

Nel mondo teatrale le gerarchie contano molto più che in altri ambiti artistici, perché la complessità dell’obiettivo esige non solo una visione d’insieme, ma anche molte competenze diverse che vengono orientate per raggiungerla. Fare regia richiede idee, ma anche autorevolezza e disciplina di sè e degli altri. Per ottenerla a volte può essere necessario usare il peso del ruolo e non ho mai visto nessuno vergognarsi di farlo.

Veronica è un’altra cosa. Sebbene non dubiti che in situazioni di crisi sia perfettamente in grado di usare la sua funzione per far capire chi comanda, nella nostra condizione di piccola compagnia senza grossi ostacoli interni il suo modo di lavorare è stato del tutto diverso e più di una volta sorprendente. Non ho mai visto nessuno condividere così apertamente il proprio processo creativo. Ogni volta che ho avuto a che fare col teatro – anche diretto da donne – ho visto il regista arrivare con una traccia definita del lavoro, con ruoli già costruiti e con obiettivi prefissati. Veronica invece arriva apparentemente nuda e costruisce l’idea passo passo con la compagnia, includendo tutti nelle scelte e ottenendo un livello di coinvolgimento che alla fine va molto oltre le singole parti.

Agli occhi di chi è abituato a lavorare in modo più gerarchico questo procedere può indurre all’equivoco di aver a che fare con una regista che non ha le idee chiare. Non succede solo in teatro, anzi direi che in ogni ambito chi ha subito forti rapporti di potere tende a scambiare la volontà d’inclusione per debolezza. L’ho visto succedere anche in politica:

se sei stato comandato tutta la vita è difficile immaginarti protagonista nelle scelte; preferiresti mille volte avere una mano sicura a cui affidare il tuo guinzaglio piuttosto che immaginare cosa potresti fare senza il collare.

Veronica e il suo metodo di lavoro – che funziona con artisti come Maria Paiato, Arianna Scommegna, Massimo Foschi e tutti i grandi nomi che ha diretto nella sua carriera – mi dimostrano che se esiste davvero un’alternativa all’essere potenti l’uno contro l’altro, non è rinunciare alla responsabilità del potere: è usarla per diventare potenti insieme.

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