Potresti rifarlo in mutande?

Frantziscu è l’uomo che cura la drammaturgia sonora di Quasi Grazia. Fa suoni dai suoni che già esistono e non so se questo agli occhi dei puristi lo definisca musicista, ma quello che esce dalle sue consolle è musica di certo.

Lavora in stretto contatto con Veronica e cerca con lei un’interpretazione delle situazioni in forma di suono, ma ha un’attitudine spiccata a isolarsi nel suo mondo musicale e da lì ogni volta è difficile farlo tornare. Mette le cuffie e compone sequenze per ore, battendo il piede ritmicamente a terra senza nemmeno accorgersene. A volte gli chiediamo di smettere perché ci deconcentra e lui leva le cuffie per un attimo ed esclama con un sorriso infantile: “Lo so, scusate, questo piede che batte è la causa prima delle fine di tutte le mie convivenze.”

Nel suo lavoro ha una naïveté che mi incanta ogni volta, nonostante lo conosca da anni e abbia condiviso con lui esperienze artistiche e percorsi politici tutt’altro che facili: è la stessa di un chimico che vede la bellezza in molecole di cui la maggior parte di noi nemmeno intuisce l’esistenza. A Frantziscu Medda noto Arrogalla piacciono i suoni, tutti i suoni, senza eccezione, e gli dicono qualcosa che al suo orecchio presenta mille sfumature. Ha registrato molti rumori dei nostri corpi per ottenere riverberi in scena, anche se poi non tutti sono stati usati, e questa sensibilità è emersa spesso. Indimenticabile il momento in cui, registrando i passi di Palmiro, ha colto qualcosa che lo infastidiva e con candore ha chiesto a un attonito Marco:

“Sarebbe già perfetto, ma potresti rifarlo in mutande? Si sente il fruscio dei pantaloni mentre cammini.”

Frantziscu ha costruito negli anni un enorme catalogo di venti che soffiano, trilli d’uccello, frinire di insetti, pietre in caduta, rami spezzati, rumori di onde e di suoni naturali registrati da lui in presa diretta in tutta la Sardegna e oltre il mare, come se il suo cuore fosse un immenso orecchio sensibile a tutte le vibrazioni della materia, qui e altrove. La sua è una memoria sonora preziosa e rara. Quando combina i vari elementi e li fa scorrere per noi tutto il suo corpo massiccio balla alla consolle anche se è la decima volta che fa partire il file. Vedergli trasformare le storie in suono e i suoni in atmosfere che sostengono la recitazione in scena è qualcosa di artisticamente molto potente che fino a questo momento avevo associato solo al cinema, mai al teatro.

Questa professionalità artistica va a braccetto con una tenerezza di carattere che spesso mette alla prova gli spiriti più organizzativi. Ho visto Veronica sederglisi accanto e parlargli per venti minuti di una sequenza e degli attacchi che desiderava e poi, notandolo assente con lo sguardo, chiedergli “E’ tutto ok, hai capito cosa intendo?”
Con un sorriso disarmante da bambino discolo Frantizscu ha risposto: “Non riesco a concentrarmi. Ho bisogno di coccole.”

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